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Storia del Cimitero

 
  Cimetère
  La parola " Cimitero " deriva dal greco antico " koimêtêrion " attraverso il latino " caemeterium ", che significa " luogo di riposo, dormitorio", indica il luogo consacrato alla sepoltura dei defunti.

Il seppellimento dei morti nei luoghi dedicati apparve presto nella preistoria, prima l'invenzione della scrittura, non appena che l'uomo ha cominciato a riflettere sulla " vita dopo la morte ". Il culto dei morti è considerato come specifico del genere umano.

Il più vecchio cimitero conosciuto scoperto a nord della Giordania daterebbe da 16500 anni.

I Romani come i Greci seppellivano i loro morti, a Gravellona, lungo l'antica via romana, la Via Septima, si sono scoperte delle tombe che datano da quest'epoca.

Nella Roma antica, la Legge delle XII Tavole (450 a.C), per ragioni igieniche, vieta di essere inumato o incenerito nelle città, i cadaveri sono sepolti nelle fosse comuni o nelle catacombe lungo gli assi di comunicazione.
 
 
Catacombe
 
 
Roma. Catacombe di Priscilla
La Vergine e il Profeta - Sec. II
  I primi cristiani saranno inumati nelle catacombe che diventano sempre più complesse ed a partire dal secondo secolo saranno a volte decorate con affreschi; caratteristica di questo periodo antico, la necropoli scomparirà soltanto sul finire del VII secolo, si opera allora una generalizzazione delle tombe in " piena terra ".

Durante l'impero di Carlo Magno, nel VIIIo secolo, per rompere con le pratiche pagane della cremazione delle spoglie, è prescritto dare una sepoltura ai defunti. Con l'idea che più siamo vicini a Dio, più siamo sotto la sua protezione, i cimiteri situati lontano dall'insediamento, sono gradualmente abbandonati in favore di una sepoltura " all'ombra del campanile " affinché i morti riposino al più vicino alle reliquie dei martiri.

Il cimitero è un campo aperto, intorno alla chiesa, senza delimitazione né architettura particolare, poi sarà circondato da una cinta ed una croce sarà posta nel suo centro.

 
  Durante la maggior parte del Medioevo (ed i secoli che hanno seguito), le tombe non avevano un carattere permanente. I defunti erano seppelliti nel cimitero della parrocchia, ma si dimenticava ben presto il luogo dove si trovava la tomba perché non c'era monumento funerario, bastava sapere che l'antenato era qui.

I corpi erano messi a decomporre in terra. Qualche anno dopo, bisognava fare posto ai nuovi defunti, si esumavano allora gli scheletri e si ammucchiavano le ossa nelle fosse comuni o negli ossari.

 
I cimiteri erano esiguissimi, occupavano lo spazio tra la chiesa e le case, spesso avevano che alcuni metri di larghezza. Si camminava tra le tombe, in una puzza insopportabile.

I più importanti personaggi (Vescovi, Sacerdoti, nobili) si facevano seppellire nella chiesa, in una fossa comune, gli altri, il più vicino possibile del luogo di culto, contro la chiesa o sotto le grondaie per beneficiare dell' acqua purificata che colava del tetto.


Italia - Sepoltura comune Sec. XV
  Il vescovo consacrava questo luogo affinché il Diavolo non possa avvicinarsene per rubare qualche amina.

Il cimitero medievale era un luogo di asilo e di pace dove si poteva cercare rifugio, ma certi individui ne erano esclusi: ebraici, scomunicati, eretici, bambini morti senza battesimo, attori.

 
Tumulazione Sec. XII

  Alla fine del XVIIo secolo, i progressi della medicina e la scoperta del vaccino del vaiolo (il vaiolo bovino), generano un'improvvisa diminuzione della mortalità, la demografia esplode, le città e i paesi si ampliano, i cimiteri sono inghiottiti dalle abitazioni senza possibilità di estensione, i cadaveri si accumulano nelle fosse comuni, il mondo dei vivi costeggia ogni giorno il mondo dei morti !!!

Queste tumulazioni, sempre più numerose, provocano nelle chiese degli odori spaventosi che necessitano la chiusura del luogo, altrettanto, l'aria viziata dei cimiteri e dei dintorni poteva provocare dei malori tra i fedeli e talvolta la morte per asfissia di qualche becchino intento alle operazioni di sepoltura.

 
Il Père Lachaise 1804
  Al secolo dell'Illuminismo, si indigna della promiscuità tra vivi e morti, la prolifica presenza delle sepolture urbane appare come una minaccia per la sanità pubblica, con le nuove conoscenze in fatto di medicina ed igiene, si spaventano degli odori pestilenziali, delle epidemie, delle malattie, dei pozzi contaminati.

La Francia è il primo paese dove emanano disposizioni nel questo senso ; secondo l'avviso della Facoltà Reale di Medicina, un decreto del Parlamento di Parigi del 20 maggio 1765, vieta la tumulazione nelle chiese e ordina il trasferimento dei cimiteri fuori della cerchia urbana, seguirà l'Ordinanza Reale del 10 marzo 1776 che generalizza queste disposizioni a tutta la Francia.

   
Malgrado una feroce contestazione della chiesa e della popolazione, il decreto napoleonico del 23 Prairial anno XII, (Editto di St Cloud
12 giugno 1804) , applicato ai territori a nord dell'Italia (Repubblica Cisalpina) il 5 settembre 1806, definisce le principali disposizioni legislative per la creazione dei cimiteri ; oltre quelle già prese nel Ordinanza Reale del 1776 :

     - Il cimitero diventa laico, cioè aperto a tutte le confessioni religiose,
     - Il cimitero non sarà più gestito dalla chiesa ma dalla "Fabbrica",
     - Il diritto alla sepoltura individuale che sarà per tutti identica,
     - La sepoltura non potrà essere rinnovata che dopo 5 anni.

In Italia, sarà completato con diversi decreti come il :

     - Decreto Napoleonico del 5 settembre 1806 "Decreto portante il rigolamento sulla polizia medica",
     - Decreto del 3 gennaio 1811 "Decreto relativo a regolare con norme uniformi tutti ciò che concerne la tumulazione dei cadaveri".
 
 
Sepoltura di Chopin
  Di fronte all'opposizione della popolazione che vedeva come un attentato al diritto del defunto di non più essere sepolto in contatto con la divinità, bisognò qualche decennio affinché queste misure prendano posto ; in certi paesi d'Italia, dopo la caduta di Napoleone Bonaparte, gli abitanti esumarono i cadaveri dei cimiteri esterni per rimetterli in quello che costeggiava la chiesa, solo le epidemie di colera negli anni 30 del XIXo secolo respinsero le ultime reticenze culturali e religiose.

    La possibilità di ottenere una sepoltura distinta e separata per sé e la propria famiglia costituirà un importante fattore per la " monumentalizzazione " dei cimiteri, un'arte funeraria appare.

Il cimitero si popola di cappelle, obelischi, sculture in marmo o in granito, di monumenti funerari o commemorativi che segneranno lo statuto sociale del defunto. Il cimitero del Père-Lachaise (1804) vedrà l'apogeo di quest'arte funeraria.
Finalmente, il Decreto del 20 ottobre 1838

     - " Manuale sul seppellimento dei cadaveri umani ":

definirà l'organizzazione del cimitero e le caratteristiche delle sepolture in Italia.
 
Eloisa ed Abelardo
   
Se oggi il piccolo cimitero parrocchiale del paese, che è diventato comunale, ha poco cambiato da 2 secoli, quello dei grandi centri urbani è ancora una volta ridettato fuori della cità di fronte all'urbanizzazione galoppante delle grandi agglomerazioni.

Diventato sproporzionato, multi-comunale, multi-confessionale, coi suoi larghi viali di accesso, i suoi alberi e prati, prova ad integrarsi nell'ambiente. L'arredo funerario ha perso l'esuberanza del Novecento, una semplice lapide come sepoltura.

Ma un nuovo fenomeno di società comincia a sconvolgere la storia del cimitero all'inizio del terzo millenario, la cremazione ; assistiamo ad un'evoluzione, che in poco tempo viene a rimettere in discussione pratiche più che secolari, marginale 30 anni fa, la cremazione rappresenta ora più del 30% dei funerali.

Una sepoltura ridotta ad una semplice nicchia nel columbarium non sarebbe il rimedio ad un esodo ancora più lontano dei cimiteri urbani di fronte alla demografia delle megalopoli ??

 
Il vecchio cimitero parrochiale di Arola

 
  Non abbiamo notizia sull'origine del cimitero di Arola, fu costruito certamente all'epoca dell'edificazione della chiesa Parrocchiale San Bartolomeo alla metà del Seicento come voleva la tradizione nel Medioevo.

Il primo documento che testimonia dell'esistenza del "Camposanto" è il decreto dalla Sua Eminenza Syl. Gio. Antonio Serbellone, Cardinale e Vescovo di Novarra, pubblicato il 2 settembre 1568 in occasione della separazione tra la Parrocchia di Arola e quella di San Filiberto di Pella :
   
"Separazione delle terre d'Arola-Pianezza della Chiesa Parocchiale di S. Filiberto"

   
... Ci sarà un solo parroco per le Chiese di San Bartolomeo di Arola - Pianezza e di San Pietro di Grassona (...) con obbligo di celebrare le messe alternativamente le domeniche e le altre feste in queste chiese, di seppellire i morti nei loro rispettivi cimiteri e solo per Arola-Pianezza eriggere il fonte battesimale nella loro chiesa di San Bartolomeo ...

 

Dopo il "Concilio di Trento" (1563), l'Arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo, pubblica nel 1577

"Instructiones Fabricae et Supellectilis Ecclesiasticae" (1)

un opera che trascrive con molti dettagli le prescrizioni generali formulate dal Concilio (che faranno riferimento fino al Ottocento) per l'edificazione degli edifici religiosi, particolarmente nel capitolo XXVII "Cimiteri e sepolture", scrive :

 
  ... I cimiteri non devono essere privati di muri, ma circondati da ogni lato, che dovranno essere alti da terra circa sette cubiti (circa 3,9m) con porte munite e chiuse con solidi battenti, chiavistelli e chiave. I cimiteri saranno mantenuti puliti, senza vegetazione (...), al centro si collocherà una croce su una colona di pietra o legno. All'interno, ci sarà un ossario circondato da mura e coperto da tetto a volta, a la vista di tutti dove si pongano in ordine le ossa dei morti esumate ...
  Ma sembra che le disposizioni esposte nel documento di Carlo Borromeo non siano tutte rispettate ; durante la sua visita pastorale ad Arola, il 5 settembre 1593, Carlo Bescapè, Vescovo di Novarra, notava nel suo resoconto di viaggio a proposito del cimitero :
   

  ... Per schivar molti inconvenienti quali ogni giorno si veggono, si chiuderà il cemiterio e in mezzo si metti o si pianti una croce alta ...  
   
Il cimitero circondava la chiesa da tre parte, un viale che conduceva alla chiesa lo separava in due. Nel 1792 Antonio Maria CICERI, curato di Arola, scriveva nella sua :

"Relazione dello stato della Parrochia di San Bartolomeo di Arola"

al capitolo 6.8 a proposito del cimitero :

 
   

Capitolo 8

Del cimitero

Il cimiterio della Parrochiale è sufficientemente grande riguardo alla moltitudine de parocchiani si custodisce con mondezza ed a tale effetto si son fatte due poste.
Le chiavi si ripongono in sacrestia per apprirle nelle occasioni di processioni ed altri bisogni : il quale è sostenuto da muro intorno, in mezzo di esso vi è una croce di legno, fuori di esso uscito che si sia della porta a mandestra della chiesa, vi altra croce di vivo fatta e scultare con croce di ferro in cime, la qual croce fa ordine con le collone del portico d'avvanti la Parrochiale.
Tradetta porta e muro della Parrochiale vi e il deposito delle ossa de morti, cui le ossa sono riposte il quale è fatto con bella archittura con sua ferrata lavorata e chiusa con chiave.
Il detto cimiterio è annesso alla detta Parrochiale che sia benedetto, e che tempo e da chi non si sa, ma probabilmente è benedetto perche una volta in esso sepelivano i defunti.

   
Come lo descrive il Cardinale e Vescovo di Novara "Giuseppe Morozzo della Rocca" nel resoconto della sua visita pastorale il 23 giugno 1823, l'ossario si trovava contro la facciata laterale della chiesa San Bartolomeo, aveva l'architettura di una cappella coperta "di piode" con sul davanti un frontone triangolare, all'interno, un altare sul quale era posto una croce, era decorato con affreschi e chiuso con una porta in ferro battuto lavorata. L'ossario sarà distrutto nel 1866 per lasciare spazio all'ampiamento del vestibulo della chiesa parrocchiale realizzato da Don Giuseppe Moroni.

  Nella chiesa San Bartolomeo, tre sepolture sono scavate nel pavimento della navata, ricoperte d'una lastra di marmo bianco, due sono anonimi, la terza porta l'iscrizione : MARTINVS BERTORELVS - PAROCHVS AREOLE - HIC TVMVLATVS

  Si tratta della sepoltura di Don Martino Bertarelli che fu prete ad Arola dal 1709 al 1767, è probabile che riposa nella chiesa per l'eccezionale longevità del suo ministero, 58 anni.   Chapelle St Théodore   Quanto al teschio sotto il suo epitaffio, forse
è per segnalare la presenza d'una sepoltura o indicare che Don Martino Bertarelli apparteneva alla

     " Pia Congregazione della Buona Morte " ?
   
(1) - Istruzioni per gli Edifici e Mobili ecclesiastici.
 
Il nuovo cimitero di Arola

 
   
Il 5 settembre 1806, il dipartimento dell'Agona, allora sotto dominio francese, applica per ragioni sanitarie l'editto napoleonico di St Cloud del 12 giugno 1804. Tutta la Riviera San Giulio si conformò a questo provvedimento, in particolare la comunità di Arola che dové "esportare i sui morti" fuori del paese.
Un nuovo cimitero fu creato vicino alla chiesa Sant'Antonio Abbate, a qualche centinaio di metri delle prime abitazioni.
Questo "Camposanto", benedetto nel giugno 1809 dal parroco Emanuele Borgotta, aveva delle dimensioni ben modeste (2), il muro di cinta misurava 94 bracci (circa m.55) con un'altezza media di 4,6 bracci (circa m.2,60), una fossa comune ed una croce eretta nel mezzo; la sua demolizione costò nel 1849 : 34,24 Lire

 

Preventivo per la demolizione del vecchio cimitero di San Antonio nel 1849
   
Il 28 giugno 1844, di fronte allo stato disastroso in cui si trova il nuovo cimitero accanto all'Oratorio Sant'Antonio, Carlo Antonio Moroni, sindaco di Arola, convoca il Consiglio duplicato della Communità per deliberare sulla "rinnovazione" del cimitero, dichiara in seduta :
   
... Il cimetero si trova in un cattivissimo stato, è tale che non si possono più tumulare i cadaveri perchè pieno, è pieno il suole di radici delle vicine piante, e il terreno non era espurgato quando fu costrutto (...)
La primavera è la staggione la più adattata per i lavori perchè l'aria è più "vibrata" per l'esalazione e puzza dei cadaveri nello purgamento del attuale vecchio suolo del cimitero (..)
Fa orrore di vedere, passando per la vicina strada, dei cadaveri non ancora consumati e tramandanti vivo sangue per la tumullazione di un'altro (...)
Per sifatte motivi, i Consiglieri, all'unanimità, hanno deliberato e votato per una pronta riformazione e dilattazione di tale cimitero ...

   
Bisognerà aspettare ancora quattro anni affinché i lavori comincino. Il 4 Aprile 1848, la Comunità di Arola espropria, intorno al cimitero da rinnovare, tre appezzamenti di terra di una superficie totale di mq. 914 per un prezzo di Lire 390 .
    I lavori di ricostruzione del cimitero d'un costo totale di lire 7257 si terminarono all'autunno 1849, seguendo i piani , il preventivo e sotto l'autorità del geometra Giovanni Antonio Bonfantini.

Il cimitero fu subito benedetto dal Don Biagio Rosa, parroco di Arola.

Il cimitero è chiuso da un muro di cinta e da un cancello in ferro, sopra, come lo vuole la tradizione, una croce con alla sua base un cranio. All'interno un viale centrale lo divide in due parte, a sinistra le sepolture degli uomini, a destra quelle delle donne e dei bambini, di fronte all'entrata, una cappella riservata alle sepolture dei preti, accanto l'ossario.
All'esterno, sulla cinta del cimitero, una " Via Crusis ", un insieme di 15 affreschi comandati dal sacerdote Giuseppe Moroni e realizzati dal famoso pittore "Valsesiano" Giuseppe Antonio Avondo nel 1854.

All'alba del terzo millennio, il cimitero di Arola ha poco cambiato dal XIXo secolo, una zona dedicata agli acattolici (1909) e da pochi anni, un columbarium per le cremazioni sempre più numerose; ma una tradizione ancestrale ereditata dal Medioevo perdura ancora oggi, la tumulazione separata tra uomini e donne, ad Arola si separano sempre li coppie anche nella morte.
   

(2) - Il cimitero aveva una lunghezza di 26 bracci (m.15m) con una larghezza di 21 (m.12).
 
La "Via Crusis"

La Via Crusis
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                               Affeschi da Giuseppe Antonio Avondo
 

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